Il quadro politico, civile, sociale, dell’Italia di oggi è desolante. L’agenda politica è dettata da una destra che, con la forza dei numeri e di un consenso popolare conquistato più per demeriti altrui che per capacità proprie, dichiara apertamente l’intenzione di toglier di mezzo il fardello e l’ingombro della democrazia parlamentare e rappresentativa, per porre in essere una sorta di monocrazia nella quale forme di consenso plebiscitarie e populiste vengano a sostituire l’esercizio democratico della rappresentanza politica e delle possibilità di razionale e cosciente partecipazione dei cittadini.
Nel frattempo, i principii sui quali si fonda la nostra Costituzione vengono sempre più apertamente contraddetti nella prassi politica, riducendo il Parlamento alla funzione di ratificare frettolosamente quanto è stato decretato dall’Esecutivo, affermando il principio che l’investitura popolare supera la giurisdizione ed identificando gli interessi economici e giudiziari del cav. Berlusconi con l’Istituzione che egli rappresenta, intimidendo l’ordine giudiziario, controllando sistematicamente ogni spazio informativo, continuando a favorire la scuola privata e la chiesa cattolica con elargizioni e privilegi fiscali, impedendo o limitando i più elementari spazi delle libertà individuali; una costituzione non scritta contraddice, senza alcun fondamento giuridico, la Costituzione della Repubblica Italiana.
Per acquisire l’indispensabile sostegno della Lega, al venir meno della democrazia parlamentare si affianca il progetto di una trasformazione dello Stato in senso più antiunitario che propriamente federale, indirizzato nelle forme e nei metodi a far divergere ulteriormente gli interessi e le aspirazioni delle aree forti da quelli delle aree deboli del Paese, e dimentico del fatto che la tutela, già carente, dei diritti individuali, civili, economici e sociali dei cittadini non può esser “devoluta” all’arbitrio delle singole Regioni, ed esige da parte dello Stato capacità di controllo, garanzia, ed intervento.
Nel frattempo, la crisi economica sovrappone nuove difficoltà alle debolezze strutturali del sistema Italia, ed ulteriori elementi di disparità ed iniquità sociale, pesantemente sottovalutati nella loro estensione e nei loro effetti, si sono aggiunti a quelli di una società che già prima del prorompere della crisi era caratterizzata dalla minor mobilità sociale, dalla più iniqua distribuzione della ricchezza, e dalle minori chances per i giovani non abbienti che fosse possibile riscontrare in tutto il mondo industrializzato. Estesi settori della vita economica sono tuttora sottratti alla concorrenza ed assoggettati agli interessi di oligopoli, caste, corporazioni, categorie, con quali costi per famiglie ed imprese e con quali privilegi e profitti per i pochi è facile immaginare, né si fa nulla per ovviarvi.
L’arretratezza italiana si manifesta anche osservando con quanta facilità siano limitati in via di fatto, quando non negati in via di principio, i diritti degli individui e dei cittadini ad un’informazione libera e decorosa, a scegliere liberamente i propri stili di vita, a non essere soggetti passivi della politica e della pubblica amministrazione, alla tutela dei propri diritti di consumatore e di utente dei pubblici servizi, ad un’istruzione di qualità, alla salute, ad una giustizia equa. La cappa di conformismo e di avversione alle possibilità dell’individuo e del cittadino di realizzare le proprie aspirazioni e di far valere i propri diritti, a premiare il merito ed esigere la responsabilità ed il rispetto delle regole, che di volta in volta trae origine dal clericalismo, da concezioni autoritarie, dal burocratismo, dal prevalere del più furbo o del più forte, contribuisce anch’essa a render statica ed iniqua la società italiana.
La rassegnazione al conformismo si è tradotta nella sfiducia negli strumenti della democrazia e dello Stato di Diritto, nell’accettazione della logica del “tanto sono tutti eguali”, nel mito dell’uomo forte, nella ricerca di scorciatoie, furbizie e favori come palliativi ai diritti negati, nel subire passivamente pessime amministrazioni locali di destra e di sinistra, nel vedere nelle diversità culturali, religiose, razziali, di stili di vita, un pericolo per la sicurezza e per i valori tradizionali ai quali si dovrebbe improntare la società italiana. Su queste rassegnazioni la destra ha costituito la propria vittoria, ed a questa rassegnazione il centro-sinistra non è stato in grado di opporre una risposta, che avrebbe richiesto ben altro senso di responsabilità nei confronti della democrazia.
In Italia manca una sinistra moderna ed in grado di affrontare in termini complessivi e congiunti i fattori del ritardo civile, sociale ed economico che separa l’Italia dalle grandi democrazie.
Questa sinistra non può trovare corpo negli ideologismi della sinistra massimalista. Ma non per questo essa ha trovato sostanza nel progetto, oggi in un vicolo cieco, di un PD costruitosi sul rapporto biunivoco tra gli epigoni della tecnocrazia popolare e di quella comunista e tacendo su tutto quanto potesse disturbare tale rapporto; il cosiddetto nuovismo si è tradotto nella cosiddetta vocazione maggioritaria, in gratuiti ammiccamenti alla destra, dalla quale non è risultato distante nella sua concezione della democrazia, ad iniziare da quella interna ed a finire con le posizioni assunte sul sistema elettorale e con l’uso fatto della pessima legge elettorale in vigore. L’ampio astensionismo di sinistra ne è la logica conseguenza politica.
Nelle vicende politiche dell’ Italia repubblicana, la questione del rapporto tra cattolici e comunisti, dapprima nel riconoscimento reciproco delle rispettive egemonie, e poi nel mito del loro incontro, è stato l’ostacolo costante che si è frapposto al confronto tra un liberalismo moderno ed un socialismo liberale di stampo europeo. Questo mito è stato perseguito, in tempi diversi attraverso progetti e formule politiche diverse, delle quali la melassa del PD è stata l’ultima manifestazione; nelle sue premesse conformiste e nelle sue visioni consociative e corporative, ha impedito di combattere i fattori di arretratezza, di chiusura, di paralisi, della politica e della società italiana; ne sono stati continuativamente riconoscibili i tratti costanti nell’avversione alle concezioni ed ai comportamenti propri di un liberalismo moderno e di un socialismo liberale di stampo europeo. Questi ultimi sono incompatibili con ogni disegno di razionalizzazione della società fondato su modelli ideologici, che preventivamente tenda ad evitare dinamismo, conflittualità ed apertura. Entrambi sono alieni dalle concezioni consociative ed assistenziali sulle quali si è andato costruendo il terreno di elisione delle conflittualità e di regolazione di tutti gli interessi. Entrambi sono in conflitto con la concezione di uno Stato onniregolatore ed onnipresente.
Sull’incontro della tradizione laica e democratica, della liberaldemocrazia, del socialismo liberale, dei movimenti di base per i diritti e le libertà civili, dell’ambientalismo non ideologico, si fonda la possibilità di costruire, anche in Italia, una sinistra moderna e degna di questo nome, che si caratterizzi per un’attenzione ai fatti dell’economia, al progresso civile e sociale, ai diritti (ed ai doveri) degli individui, delle imprese, dei corpi intermedi della società, alla partecipazione democratica dei cittadini, del tutto assente dall’offerta politica che sinora è stata espressa.
IL PERCORSO
Nel corso del Forum 2 di Critica Liberale: “Dopo il diluvio: democrazia liberale o democrazia simulata”, tenuto a Roma il 10 Maggio 2008, ed al quale hanno aderito “Agorà Liberale”, “Associazione per la Rosa nel Pugno”, “Center for Inquiry Italia”, “Comitato per i diritti civili di Catania”, “Forum delle Libertà”, “Italialaica”, “La rosa rossa”, “Senza Bavaglio”, “Unità Riformista”, si sono incontrate e confrontate presenze numerose e significative, di formazione e tradizione liberale, repubblicana, socialista, liberalsocialista, cattolico-democratica, unite dalla comune preoccupazione sulla situazione creatasi dopo il voto di Aprile, il cui risultato è stato aggravato dalla sostanziale convergenza del PD e della destra su una visione limitata e bipartitica della democrazia.
Da diversi punti di vista, tutti gli interventi hanno messo in luce come fosse in atto l’involuzione della democrazia italiana, e le ampie corresponsabilità del PD nel favorire tale processo; ciò riguarda il funzionamento delle istituzioni della Repubblica e del Parlamento in modo particolare; riguarda il sistema elettorale e l’uso che se ne è fatto; riguarda la forma ed il ruolo dei partiti politici; riguarda un’informazione che, come se non bastasse il fatto di trovarsi in gran parte sotto il controllo proprietario o politico dell’attuale capo del governo, e per la restante parte sovente asservita ad interessi finanziari o partitici, si vuol comunque tenere sotto tutela; riguarda il sistema giudiziario, riguardo al quale ogni seria discussione è stata impedita da un lato dall’aver trasferito sul piano legislativo e politico i problemi penali del capo della maggioranza e dall’altro dalla difesa ad oltranza di un sistema che non ha poche cose da farsi perdonare.
E’ stato anche osservato come la prassi politica portata avanti dalla destra e dal PD, senza bisogno di ricorrere ad alcuna riforma delle istituzioni, vada di per sé a configurare una profonda revisione delle forme e delle regole della nostra democrazia e dei principii Costituzionali. Ed è da notare come nei mesi successivi, tale processo abbia visto un’ulteriore accelerazione.
In quella sede è stata avanzata la proposta, qui di seguito integralmente riportata, ed inizialmente denominata “Laboratorio liberale e socialista per la società aperta”, diretta ad avviare il collegamento ed il confronto delle molte esperienze, individuali e collettive, sinora disperse e frammentate, che in Italia si indirizzano ad una sinistra moderna, laica, europea, e fondata su premesse liberali e socialiste.
FORUM 2 DI CRITICA LIBERALE (Roma,10 maggio 2008)
“Dopo il diluvio: democrazia liberale o democrazia simulata”
LABORATORIO LIBERALE E SOCIALISTA PER LA SOCIETA’ APERTA.
In questo Parlamento è venuta meno ogni voce critica; la minoranza, ridotta sostanzialmente al PD ed ai suoi satelliti, non appare possedere le risorse culturali e politiche adeguate a metterla in grado di svolgere una vera opposizione al disegno già annunciato di completare la trasformazione della democrazia rappresentativa in oligarchia, con il conforto di una legge elettorale che confermi i tratti peggiori del sistema vigente e di modifiche costituzionali che riducano i poteri del Parlamento ed istituzionalizzino il leaderismo. Il PD ha, volutamente, messo la sordina su tutto ciò che, suonando come una sfida a Berlusconi, potesse qualificarlo come l’espressione di una cultura laica, liberale, laburista, europea; conflitto d’interessi, leggi ad personam, informazione, funzionamento della democrazia, laicità, diritti, sono stati i grandi assenti di questa campagna elettorale, e non sarà il governo delle ombre a poterli riesumare tardivamente. Agli elettori, oltre che aver sottratto il diritto di scegliere i propri rappresentanti, è stato anche sottratto il diritto di scegliere tra concezioni e proposte diverse della vita politica, delle istituzioni, della società, dei diritti individuali.
Opporsi a questo stato di cose richiede una nuova forza di sinistra, che deve partire dalla constatazione degli insuccessi elettorali per affrontare le questioni ineludibili della democrazia, della libertà e dell’equità in rapporto alla modernità ed alle trasformazioni della società italiana. Connotati di questa sinistra sono la laicità, l’apertura della società e dell’economia, il merito e l’equità, la difesa di una democrazia rappresentativa e partecipata dall’oligarchia e dal populismo, la tutela delle differenze e dei diritti individuali e civili, la visione europea. La sinistra moderna, nelle cose di questo mondo, non ha altro criterio e strumento che l’uso critico ed empirico della ragione umana, nella convinzione che dai dogmi terreni e ultraterreni non derivino altre conseguenze che l’illibertà e l’ingiustizia: essa è criticamente ottimista sul futuro dell’umanità. Le sue radici culturali si trovano nel liberalismo come teoria critica ed empirica della realtà; nelle esperienze sociali del socialismo empirico, democratico, e riformista; nella tradizione del pensiero democratico. L’obbiettivo, su tempi necessariamente non brevi, è quello di assicurare la presenza di questa voce nel Paese ed in Parlamento, quale che sia la futura legge elettorale, in una duplice convinzione:
- che il risultato del voto del 14 Aprile non significa che non vi sia spazio per questa presenza, dal momento che agli elettori non è stato proposto nulla che andasse compiutamente in questa direzione.
- che la capacità di rappresentare questi ragionamenti offre possibilità di relazione e confronto con le altre forze politiche del centrosinistra e della sinistra tali da aumentarne l’influenza politica rispetto al semplice dato numerico.
Quest’opera richiede un lavoro di elaborazione culturale, di organizzazione culturale, e politico: non può limitarsi a mettere insieme le schegge di antichi partiti dell’area laica e socialista, nella somma di nostalgie e di metodi notabilari di lavoro politico. Le aggregazioni vanno trovate sulle convergenze e sulle capacità di oggi, e non a partire dalle identità di ieri, per quanto si possa immaginare di ricollegarle. Vanno individuati metodi nuovi di lavoro politico, che partono dalla definizione e dall’approfondimento delle battaglie ritenute necessarie e dalla ricerca, nella cultura, nella politica, nei corpi intermedi della società, e nel Paese, di tutte le possibili convergenze ed iniziative utili a portarle avanti. La tutela dei diritti individuali, la battaglia per il pluralismo e la libertà d’informazione, il funzionamento della democrazia, la liberalizzazione dell’economia da protezionismi, corporazioni e monopoli, la scuola pubblica e di qualità per tutti, la difesa della concezione laica e liberale dello Stato, appaiono come le questioni più urgenti sulle quali occorre impegnarsi.
A questo scopo, proponiamo la costituzione del “Laboratorio liberale e socialista per la società aperta”, come un’iniziativa politica che ha il suo punto di avvio nella convergenza e nella messa in comune di potenzialità culturali, riferimenti politici, strutture, ed iniziative politiche e culturali di tutti i gruppi e movimenti politici, associazioni, fondazioni, circoli, privati cittadini, che condividano e siano disponibili ad operare per il progetto di costruzione della nuova sinistra, laica, liberale, democratica, socialista. L’adesione al “Laboratorio liberale e socialista per la società aperta” non comporta rinunzia all’individualità politica, e tantomeno delega di rappresentanza, ma comporta l’impegno a condividere e collegare le iniziative e le attività comuni. “Laboratorio” sottolinea il significato di luogo di ricerca empirica e di prassi politica che riteniamo necessario affidare all’iniziativa; “liberale e socialista” indica le matrici di cultura politica che la ispirano, alle quali sono riconducibili i processi che hanno portato in Europa allo sviluppo delle grandi democrazie, e che hanno, in Italia, improntato le esperienze liberaldemocratiche, repubblicane, del riformismo socialista, liberalsocialiste, azioniste, dei movimenti per i diritti civili, dell’ambientalismo; ”società aperta” indica la concezione dinamica, competitiva e libera dei rapporti sociali, che solo nella democrazia rappresentativa possono trovare libertà di espressione politica.
ROMA, 10 Maggio 2008
Lo sviluppo di questa proposta, che ha assunto il nome di “Spazio lib-lab: laboratorio liberale e socialista per la società aperta”, ha portato alla realizzazione di questo sito, al quale chiediamo la partecipazione e la collaborazione di tutti coloro che, come individui, associazioni, circoli, gruppi politici, condividano questo progetto.
Promuovono questa iniziativa:
SARA ACIREALE, CARLO ANNONI (PC), GIOVANNI BARBLAN (NA), AMEDEO BELLINI (MI), GUIDO BERTRANDO (TO), RUGGERO BIANCHI, ANDREA BITETTO (TS), PAOLO BONETTI, FRANCO BRANCATO (SR), ANDREA CABASSI (PR), GIACOMO CANALE (RM), GINO CARUSO (ME), PIERPAOLO CASERTA (RM), GIM CASSANO, LORENZO CILIBERTI (FG), PASQUALE DANTE (PA), CINZIA DATO, MARIO DI CARLO (RM), ROSARIO DI PROIETTO (CL), CARMELO DI QUATTRO (RG), UBERTO FORTUNA DROSSI (TS), GIUSEPPE FALCI (CT), DOMENICO GAMMUTO (MO), MARIO GARASSINO (MI), TANCREDI GIAMBERTONE (TP), FRANCO GRILLINI, NINO GULISANO, ANTONINO GULOTTA (AG), GIOVANNI IANNELLO LEONE, ENRICO LECIS COCCO-ORTU (CA), TOMMASO LIMA (PA), PAOLO LOMBARDO (EN), ENZO MARZO, MASSIMO MESSINA, ANTONIO MATASSO, CARLO AUGUSTO MELIS-COSTA, CLAUDIO MICHELAZZI (BL), IGNAZIO MONACO (TA), PIETRO MURAGLIA (BO), ALESSANDRA NARDON, LORENZO PASSERINI (TN), PIETRO PASUT (TV), PAOLO PATANE’, PIERFRANCO PELLIZZETTI (GE), SARO PETTINATO, CARLO PIROSO (CZ), FABIO PRAVETTONI (MI), FABIO PUGLIARES (BI), PINO A. QUARTANA (RM), BEATRICE RANGONI MACHIAVELLI, LORENZO ROMANO (RM), MARCO SCARPONI, ANNA SIRACUSANO (ME), ANDREA SPALLETTI (RM), VALDO SPINI, MARIO STEFFENINO (TO), ENZO STRAZZERA (CA), LANFRANCO TURCI, NINO VAGLICA, FRANCESCO VELO (PV), FRANCESCO VERDUCCI, GIOVANNI VETRITTO (RM), GABRIELLA ZUCO (MI).
Chi volesse aderire a questa iniziativa, può farlo inviando un messaggio al seguente indirizzo:

