Arcore, Milano2, etc.: il silenzio è d’oro.
Leggo sull’Unità (giovedì 28 gennaio) a proposito della vendita della Villa di Arcore, di proprietà di Annamaria Casati Stampa di Soncino, che il prezzo pagato fu di 500 milioni di lire il che corrisponde a verità.
Il valore di 1 miliardo e 965 non credo sia quello vero. Di sicuro so che pochi mesi dopo la Villa con tutti gli arredi ottenne un prestito dalla Banca Popolare di Milano di più di 3 miliardi considerati metà del valore della Villa S. Martino data in garanzia.
Le 145 stanze erano arredate con quadri, mobili e oggetti di valore inestimabile. Basta pensare che solo la Via Crucis del Luini, nella cappella del giardino, era stata stimata 400 milioni. La proprietaria Annamaria, ancora minorenne, aveva creduto a quanto le aveva detto Previti: che la Villa era venduta vuota con un piccolo pezzo di giardino attorno. Previti, a voce, si difendeva dalle accuse di furto e rapina dicendo che avevano pagato alcune rate della tassa di successione, ovviamente senza poterlo dimostrare.
L’altra truffa colossale è stata quella dei terreni agricoli sui quali è stata costruita una parte di Milano2.
Erano stati stipulati atti di vendita con delle Srl le cui quote erano state date ad Annamaria Casati in pagamento, al doppio del valore nominale. Quando si è cercato di realizzare le somme relative si è scoperto che gli intestatari delle Srl erano dei prestanome scelti al Pio Albergo Trivulzio (la Baggina), di età molto avanzata.
Oltretutto la proprietaria ignara correva il rischio di dover pagare tasse enormi per l’aumento del valore dei terreni dovuto al passaggio da agricoli a urbanizzati.
Per evitarlo si è ricorso a un condono di molte centinaia di milioni per pagare i quali Annamaria Casati ha dovuto vendere buona parte del suo patrimonio.
La causa per danni fatta a Giovanni Ruggeri, autore del libro “Berlusconi: gli affari del Presidente” (Come Silvio Berlusconi è entrato in possesso della villa di Arcore) si è risolta dopo 10 anni, nel 1994 - data in cui Previti si è presentato al Senato. La sentenza della Prima Sezione del Tribunale Civile di Roma stabilì che “Nulla è dovuto dall’autore del libro perché quanto in esso affermato corrisponde a verità”. Ma nessuno ha voluto pubblicare la notizia.
Nel fondo del Corriere di sabato 30 gennaio, l’opinion leader moderato Sergio Romano afferma che “Eleggiamo i nostri leader nella speranza di essere governati da uomini che si sono dedicati alla buona amministrazione della Cosa pubblica. E scopriamo prima o dopo di avere scelto personalità attraenti, grandi maestri della comunicazione, ma incapaci di separare, nella loro vita, il pubblico dal privato”. E cita molti casi, da Blair a Sarkozy, da Bush a Berlusconi.
Antonio Capranica nel suo libro “ I Granduchi di Soldonia” sui miliardari in dollari dell’ex Unione Sovietica, chiede a Konstantin Borovoi, l’uomo più ricco della Russia: “Come si può diventare tanto ricchi in così poco tempo?” Tovarisch Borovoi scoppiò a ridere e rispose: “Non ho mai sentito di nessuno che ci sia riuscito in modo onesto”.
Perché in Italia quando gli oppositori del centro-destra affermano le stesse cose vengono insultati come anti-italiani, istigatori alla guerra civile?
Beatrice Rangoni Machiavelli (01-02-2010)

