A proposito di democrazia: l’impropria funzione istituzionale dei partiti.
di: Roberta Lucarelli23-01-2010stampaProsegue la discussione sullo stato della nostra democrazia; i precedenti interventi sono:
Cinzia Dato (http://www.spazioliblab.it/?p=1826); Gim Cassano (http://www.spazioliblab.it/?p=1884).
A proposito di democrazia: l’impropria funzione istituzionale dei partiti.
Riprendo un accenno di questo intervento all’impropria funzione istituzionale dei partiti politici in Italia. Credo che prima ancora dell’attacco alla separazione dei poteri, il pericolo per la democrazia in Italia derivi dal ruolo che i partiti hanno assunto, un pericolo ignorato anche dall’opposizione, per ovvi motivi.
Riferendosi ad un paese socialista si parla di nazionalizzazioni, di controllo dell’economia da parte dello stato, di ingerenza statale.
A me sembra che in quei paesi non sia lo stato a controllare l’economia e la societa’, ma il partito, semplicemente perche’ lo stato e’ stato eliminato, e delle istituzioni resta solo un simulacro (si tengono elezioni, c’e’ un’assemblea legislativa, un governo, dei giudici).
In Italia, poiche’ di partiti ne abbiamo non uno, ma una moltitudine, il gioco e’ complicato dalla rete di alleanze e dalle occasionali rivalita’, ma le decisioni si prendono nelle segreterie. Non siamo un caso isolato, ma assomigliamo piu’ ai paese del socialismo reale che alle democrazie liberali.
In teoria il ruolo dei partiti e’ quello cinghia di trasmissione tra la societa’ civile e le istituzioni. Nella realta’ i partiti hanno formato un sistema di potere parallelo, del tutto indifferente alla societa’ civile, che e’ vista solo come fonte di finanziamento non piu’ volontario ma preteso come dovuto, trasformato in tassa. Hanno occupato le istituzioni, deformato i meccanismi di mercato, inquinato la pubblica amministrazione in tutte le sue ramificazioni (la spesa pubblica cresce per i costi diretti o indiretti, non quelli della PA in se’).
Il Paese e’ interamente privatizzato da una casta che dialoga solo al suo interno. Il popolo, sempre evocato specialmente dalla Lega che ha iniziato il suo percorso come movimento alternativo alla vecchia politica, si e’ espresso chiaramente sui partiti politici: chiedendo l’eliminazione del finanziamento pubblico e di quella che era diventata l’”impunita” parlamentare. Queste tassative indicazioni sono state aggirate e ignorate. Castelli ha affermato che senza il prelievo forzato dalle tasche dei cittadini solo i ricchi potrebbero fare politica. Sublime, detto dall’alleato del bilionario. D’Alema e’ convinto che i problemi del PD derivino dalla sua eccessita fluidita’, dal non essere abbastanza “partito”. Non lo sfiora il sospetto che forse proprio i partiti possano essere il problema.
L’esempio socialista non lascia molte speranze: se un sistema parassitario ha resistito cosi’ a lungo in paesi in via di sviluppo, da noi il banchetto puo’ durare all’infinito.
Concordo quindi pienamente sulla inutilita’ di invocare ogni giorno la riforma della Costituzione; anche questo compito spetta, infatti, ai partiti, e che tipo di riforma possiamo aspettarci?
La democrazia sostanziale e’ gravemente compromessa, i partiti sono sotto “crack” e occorre che qualcuno si risvegli dalla sbronza decidendo di rappresentare chi da decenni non lo e’ piu’: i lavoratori dipendenti che negli anni ‘80 hanno rinunciato alla scala mobile per salvaguardare i posti di lavoro, i piccoli imprenditori che hanno scelto di produrre invece di speculare, quelli che non hanno lasciato l’universita’ per buttarsi in politica, i fessi insomma.
Roberta Lucarelli (21-01-2010)

