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ALLEANZA LIB-LAB: LINEE DI ORIENTAMENTO.
Pensiamo sia noto a tutti quanto Alleanza Lib-Lab e chi la ha rappresentata nel Coordinamento Nazionale di SL si siano adoperati perché il progetto di Sinistra e Libertà potesse procedere seguendo quella che era stata la sua intuizione iniziale, il cui carattere di assoluta novità è stato, agli occhi di molti osservatori, la ragione di un buon risultato di immagine e di un più che decoroso risultato elettorale. Per una serie di ragioni, questo percorso ha subito, se non un accantonamento, quantomeno una pesante battuta d’arresto. Non siamo tra coloro che si appassionano ad addebitarne la responsabilità a questo o a quello, ma piuttosto siamo convinti che la ragione profonda di questa situazione stia nella sottovalutazione, da parte di tutti, delle ragioni e delle esigenze altrui. La politica è quasi una scienza esatta, nel senso che essa ha le sue regole, e che alla fine, i conti, più o meno, tornano sempre. Ed una di queste regole è che, come nelle scienze fisiche, il non tener conto ed il non interpretare i fatti che ci si presentano porta fatalmente alla non riuscita di un’iniziativa. Così come il voler forzare le conclusioni all’interno di un quadro predeterminato.
Non è stato adeguatamente chiarito come in SL siano venute a coesistere due esigenze che erano tra loro profondamente diverse: quella di costituire da subito un soggetto politico unitario, che corrispondeva alla preesistente esigenza di una parte dei reduci dalla sconfitta della Sinistra Arcobaleno, che non intendevano più sentir parlare di cartelli e patti tra forze politiche distinte; e quella di chi (il PS e buona parte dei Verdi) riteneva che SL, nata come cartello elettorale, dovesse seguire un percorso più articolato ed aperto verso la costituzione di un soggetto politico che, allo stato delle cose, non era predeterminabile, ma che comunque avrebbe dovuto rispondere alla volontà comune di costruire in Italia una Sinistra che, tenendo conto degli errori (e delle conseguenti sconfitte) del passato, fosse in grado di proporre al Paese una visione aperta e non ideologicamente chiusa dell’ “esser sinistra”, nelle linee di indirizzo politico-culturale e nelle forme di partecipazione.
Come già abbiamo avuto occasione di scrivere, e come altri hanno osservato, a queste due posizioni corrispondevano criteri metodologici profondamente diversi, che sarebbe superficiale e grossolano definire il primo come più “di sinistra” ed il secondo più “di destra”; piuttosto, si può dire che il primo derivasse da criteri deduttivi; ed il secondo, induttivi.
Nel periodo immediatamente successivo alle elezioni Europee su questo si sarebbe dovuto, da subito, iniziare a ragionare a fondo; e non sarebbero stati ragionamenti vuoti ed astratti, ma profondamente pieni di significato e di concretezza. Invece, ci si è logorati in una discussione estenuante, che riguardava più la velocità con la quale si dovesse procedere, che non la politica e la direzione e la qualità di quel che si dovesse fare. E sovente ci si è avvitati in questioni puramente nominalistiche (“partito subito”, “federazione”, “carta di adesione”, “tesseramento”, “assemblea programmatica”, “congresso”, etc.), considerando come un passo avanti o indietro, a seconda dei casi, il prevalere dell’uno o dell’altro di questi termini.
Più di una volta abbiamo avuto la sensazione che si stessero cercando cose simili; ma che, presi dal proprio particolare, si temesse di avventurarsi su percorsi sconosciuti e diversi dalle proprie tradizioni ed esperienze, quasi si fosse orfani della Prima Repubblica. Sarebbe stata necessaria una maggiore attenzione ai temi che l’agenda politica del Paese quotidianamente presentava, e rispetto ai quali occorreva caratterizzarsi. E sarebbe stata necessaria una maggiore capacità di immaginare e sottoporre alla verifica della discussione l’idea che un nuovo movimento politico non potesse realizzarsi né nella forma di un cartello federativo, né nella forma del classico partito piramidale di iscritti e militanti, ma che occorresse immaginare qualcosa di fortemente innovativo sul piano della partecipazione. L’idea di una forma organizzativa e partecipativa del genere non era necessaria solo al procedere di SL, ma anche al funzionamento della democrazia italiana, esattamente come l’idea culturale e politica di una sinistra che si fondi sulle diverse esperienze del riformismo progressista. L’aver sottovalutato tutto ciò ha condotto dapprima all’esito disastroso del Congresso dei Verdi, e poi al sostanziale allontanamento attuato dal PSI nei confronti di un percorso che si era andato profondamente snaturando. L’abbandono della Federazione dei Verdi fu visto dai più come una motivazione per accelerare ulteriormente il processo (“mettere in sicurezza” il progetto, fu detto, con un ulteriore esercizio di nominalismo in sostituzione della valutazione della realtà); mentre altri, tra cui noi, ritenevano necessario ragionare sui contenuti, sulle linee, e su un percorso operativo tale da consentire al progetto di procedere senza fratture, salvandone l’essenza e l’intuizione originaria. Questo è stato detto e scritto più volte da parte nostra, sino alla proposta di una possibile base di ragionamento comune che, pur prendendo atto di una situazione di oggettiva difficoltà, consentisse di procedere senza coartare reciprocamente l’esigenza di quanti hanno ritenuto necessario avviare la costruzione di un partito e quella di chi vedeva forme più articolate e graduali di collegamento politico.
Nell’ultima riunione del Coordinamento Nazionale, pur essendosi manifestata l’intenzione di non dichiarare chiusa la prospettiva di Sinistra e Libertà, non si è arrivati ad un reale chiarimento.
In ogni caso, se il percorso di formazione di un nuovo partito, che oggi si profila come risultato dell’Assemblea del 19 Dicembre, è un fatto significativo ed anche utile, occorre dire che questo non corrisponde al progetto al quale noi di Alleanza Lib-Lab, sin dalla prima uscita pubblica di SL, a Piazza Farnese, avevamo dato la nostra adesione. Il fatto che oggi, dopo l’uscita della Federazione dei Verdi, non vi sia presente il PSI, ne menoma profondamente il significato, in termini culturali e politici prima che numerici. E pensiamo che il ritenere che quanto emergerà il 20 Dicembre possa completare ed esaurire un progetto che è nato in termini molto più vasti, articolati ed ambiziosi, sia un fatto profondamente rinunciatario e debole in termini culturali e politici. E neanche crediamo che possa in buona fede esser sostenibile la posizione di chi, pur riconoscendo l’importanza dell’apporto del PSI (e nostra), allo stesso tempo stesso avverte: “la presenza socialista è importante ed i socialisti sono i benvenuti; ma questo è il progetto e, se e quando a loro interesserà, si adeguino”.
Crediamo invece che, ferme restando le conclusioni dell’Assemblea del 19-20, legittime ed utili se viste come lo strutturarsi di una parte dei soggetti costituenti SL, sia necessario riprendere, senza arrière-pensées, e nella massima chiarezza e franchezza, la discussione sul modo di concretarne l’idea originaria e complessiva. A partire dalle questioni che sarebbe stato opportuno discutere per prime all’indomani delle Elezioni Europee, e che qui sopra sono state accennate. Ed a partire dalle comuni iniziative elettorali che sarà possibile intraprendere.
Per le ragioni dette sopra, Alleanza Lib-Lab non può esser parte di un qualcosa di diverso da ciò che ha condiviso, e che rappresenta solo una parte del tutto. Ma, al tempo stesso noi continuiamo a non ritenere esaurita ogni possibilità di riprendere un ragionamento comune, ed intendiamo, nei limiti delle nostre possibilità, operare con le nostre idee e capacità perché la prospettiva di Sinistra e Libertà non abbia a tramontare. La drammatica situazione e le nebulose prospettive del Paese, prima di ogni calcolo di tornaconto di gruppo, rendono ancora più necessaria la presenza di una moderna forza di sinistra che si collochi su posizioni più chiare, compiute ed avanzate rispetto al PD sul piano della difesa dei diritti individuali e collettivi, sul piano della difesa della democrazia e delle sue regole, sul piano delle politiche ambientali, sul piano dell’individuazione di un possibile criterio di sviluppo per la società postindustriale, e su quello degli interventi atti a promuovere merito, mobilità sociale ed equità.
Questa è la ragione per la quale Gim Cassano sarà presente, come ospite, speriamo ed immaginiamo non sgradito, all’Assemblea del 19 Dicembre.
15 dicembre 2009
Primi firmatari:
Guido Bertrando, Andrea Cabassi, PierPaolo Caserta, Gim Cassano, Maurizio Giancola, Anna Siracusano, Geppino Vetrano.
Condividono questo documento:
Filippo Caria (direttore di “Democrazia e Socialismo”).
Vincenzo Garraffa, Tommaso Lima (Azionismo Repubblicano).
Pino A. Quartana (Segretario Nuovo Partito d’Azione).
Giuseppe Sarno (direttore di “Quaderni Socialisti”).
Francesco Somaini (presidente del Circolo Rosselli di Milano).

