giuseppe galasso - Il Pd e i liberal-democratici dimenticati.

Giuseppe Galasso30-08-2009 (Corriere della Sera)stampa

E’ passato già un po’ di tempo da quando Bersani ha enunciato, quale candidato alla guida del Partito Democratico, la sua teoria per cui quel partito è un fatto del tutto nuovo, che nasce dall’ incontro, fusione e sintesi dei due elementi indicati da lui a fondamento della tradizione della nostra Repubblica: il socialista e il cattolico-popolare. Così i resoconti dei media, senza che a quanto ci risulta della teoria di Bersani si sia detto alcunché nei commenti che alle sue parole non sono mancati. Eppure, da dire ci sarebbe stato, e c’ è.

La doppia componente del Pd indicata nel socialismo e nel popolarismo cattolico esclude, infatti, da ogni autonoma e specifica considerazione elementi del massimo rilievo nella storia e nel pensiero della democrazia italiana. Ci riferiamo all’elemento liberal-democratico, repubblicano, di democrazia moderna, «laica» si diceva una volta, che nella storia d’ Italia ha contato tanto, e in quella della Repubblica ancora di più. Ci riferiamo a quell’ idea, come amavano dire gli Spadolini, i Bobbio e altri, dell’ «Italia civile», dell’ «Italia della ragione», che pure, per starci solo al ‘ 900, da Giovanni Amendola a Carlo Rosselli, da Nitti a Ugo La Malfa, da Gobetti a Omodeo, da Salvatorelli a Mario Pannunzio, da Dorso a Salvemini, ha costituito il pilastro della più moderna coscienza democratica italiana. Una parte politica che non ha dovuto attendere i Clinton e gli Obama per acquisire coscienza e vocazione, perché partecipe, fin dalle comuni origini illuministiche, della stessa tradizione da cui vengono i due presidenti americani. Né si tratta solo di un filo di pensiero. È stata questa stessa parte «laica» a costituire dal 1945 in poi un ancor più fondamentale pilastro della lunga e dura lotta che fu necessaria, prima per rassodare la neonata Repubblica, poi per mantenerla nel campo occidentale, infine per cercare di dirigerne il grandioso e rapidissimo «miracolo economico» sui sentieri di uno Stato sociale non troppo lontano dalle esigenze di un’ economia e di una società moderna. E non parliamo degli apporti della parte radicale e libertaria strettamente legata a quella democratica, pur se differente per tanti versi, dai tempi di Cavallotti a quelli di Ernesto Rossi. Di questa funzione politica e del suo significato storico e ideale si mostrarono consapevoli gli uomini che nell’ Italia post-fascista ebbero le maggiori responsabilità pubbliche, e che ne fecero il massimo conto nelle loro strategie politiche: Alcide De Gasperi, anche quando ebbe la straordinaria maggioranza del 1948, e Aldo Moro, che sull’ intesa con Ugo La Malfa fondò il suo governo più significativo. Né diverso fu il criterio del presidente Pertini nel chiamare Spadolini per costituire il primo governo a guida non democristiana dal 1945. E ciò a prescindere dal contributo (ingente) di idee e di realizzazioni legislative e operative che gli uomini di questa stessa parte portarono nel governo del Paese quando ne ebbero determinati incarichi, da Carlo Sforza con De Gasperi a Bruno Visentini con Craxi, per fare solo qualche nome.

Parliamo, insomma, di un tronco robusto e fecondo nella storia dell’ Italia contemporanea, il cui senso va perfino oltre la distinzione sempre ferma nei democratici italiani sia verso il puro liberalismo che verso il socialismo, pur quando ad essi si fu più aperti. Parliamo della parte che più di tutte le altre ha rivendicato l’ appartenenza dell’ Italia all’ Occidente, e che ha guardato sempre in tale direzione, senza lasciarsi attrarre o distrarre da nessun altro polo dell’ Est o del Sud o di altrove, sia di ieri che di oggi, ed è stata in ciò assai più ascoltata di quanto non si dica. Parliamo della parte per la quale l’ «idea laica» ha un ampio e profondo senso di pensiero moderno e di etica civile. Una volta i comunisti amavano atteggiarsi a eredi e continuatori della grande idea e lotta liberale. La pretesa era peregrina e discutibile, ma importante. A chi, come noi, ha creduto di ravvisare nel Pd una grande idea ed esigenza di rinnovamento della vita italiana, e continua tuttora a crederlo (malgrado…), e ha orientato e orienta a ciò le sue scelte elettorali, riesce sorprendente il parto gemellare patrocinato da Bersani per la nascita di questo partito. Capisco che un terzo incomodo dà sempre fastidio. Ma nel regno della politica (Bersani lo saprà) gli incomodi possono essere essenziali, imprescindibili, preziosi. La tradizione laica, moderna, occidentalista della democrazia italiana lo è. Ignorarla è peggio che regalarla agli altri (se essa potesse mai essere oggetto di regali).

Giuseppe Galasso [Corriere della sera, 30-8-09]

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