PERCHE’ SINISTRA E LIBERTA’.
Come certo sapete, alcuni di noi, liberali di sinistra, liberalsocialisti, laici e democratici, ed io con loro, abbiamo dato la nostra adesione a “Sinistra e Libertà”, con un documento che è stato presentato alla manifestazione di apertura di quest’iniziativa, il 21 Aprile scorso in Piazza Farnese a Roma, e che è qui consultabile: http://www.spazioliblab.it/?p=754
Questo comunicato era stato preceduto da un documento più ampio, del 01-03-2009, che può esser letto qui:http://www,spazioliblab.it/?p=550
La nostra scelta deriva da diversi ordini di valutazioni:
Il primo:
In Italia, caso unico tra i Paesi ad avanzata industrializzazione e, sino a ieri, a reggimento democratico, si sta affiancando ad una gravissima crisi economica una forse ancor più grave crisi di identità democratica.
Gli italiani hanno affidato il governo a forze ed a uomini che non perdono occasione per denigrare ed attaccare i principii istituzionali e culturali sui quali si articola la nostra Costituzione. Che non perdono occasione per mettere in discussione anche quei diritti naturali dell’uomo sui quali sono fondate molte Istituzioni ed Organismi internazionali delle quali il nostro Paese fa parte. Lo stiamo vedendo in questi giorni a proposito del trattamento di chi fugge dalle guerre e dalle violenze dell’Africa sub sahariana. E, al contempo, che non intendono affrontare le vere emergenze economiche e sociali del Paese: la bassa mobilità sociale, l’iniquità, il peso degli oligopoli.
Il PD non è riuscito, o non ha voluto, esser forza di opposizione, ed anzi ha cooperato attivamente con la maggioranza nel promuovere un finto bipartitismo che, lungi da promuover l’alternanza non essendovene gli strumenti democratici essenziali, ad iniziare dalla libertà d’informazione, consegna il monopolio del Paese alla destra, riservando a sé il monopolio di un’opposizione addomesticata. Nel frattempo, il capo del governo estende il suo potere, e delizia la stampa estera con le ormai quotidiane manifestazioni della sua inadeguatezza etica, del suo provincialismo ignorante, della sua concezione di un potere personale posto fuori ed al di sopra di ogni regola e di ogni controllo.
L’opinione pubblica democratica di oltre le Alpi, ed i partiti politici democratici dell’Europa sono preoccupati per questa deriva, temendo che l’Italia diventi un focolaio di diffusione di germi antidemocratici.
Occorre quindi opporsi nella maniera più efficace possibile a questo processo. Occorre una Sinistra, che nelle condizioni attuali non potrà di certo esser forte numericamente, ma che sia in grado di agire come il catalizzatore di un’opposizione credibile. Oggi non si pone il problema di ribaltare la maggioranza; ma si pone invece il problema di iniziare a costruire un’opposizione in grado di riprendere l’iniziativa politica e culturale che le forze di minoranza presenti in Parlamento si sono lasciate strappare. Occorre, prima di tutto, ricominciare a capire, ad elaborare, a produrre idee e capacità di proposta, a ragionare.
Il secondo:
Una Sinistra che sappia adempiere a questa funzione deve essere “diversa” dall’idea che il Paese, a torto o a ragione (ma, temiamo, a ragione) si è fatto delle tradizionali forze di sinistra. Che, da venti anni a questa parte, non hanno saputo aggiornare il loro linguaggio e la loro concezione della politica, finendo per restare impantanate in visioni stereotipate, settoriali, a volte pregiudizialmente anticapitaliste. L’inadeguatezza delle concezioni culturali ha portato all’incapacità di distinguere tra la necessaria critica delle storture della società moderna e la condanna della società industriale in sé, senza saper peraltro indicare con cosa sostituirla. E si spiega così la crescente perdita di consenso in fasce sociali e di elettorato che sono sempre state il bacino cui la sinistra ha attinto i suoi consensi. Parole come libertà, diritti, garantismo, sono state trascurate e considerate come fatti definitivamente acquisiti. Con quali risultati, lo vediamo.
Il fatto che alcune forze politiche della sinistra abbiano deciso di porre il concetto di libertà quale premessa del ragionamento politico è significativo. Ed il fatto che in queste forze si stia diffondendo, dopo il disastro delle elezioni politiche di un anno fa, una maggior consapevolezza della necessità di atteggiamenti empirici (in senso filosofico), è anch’esso un fatto importante. Sono, entrambi, passi sulla strada giusta.
“Spazio Lib-Lab”, dal suo avvio, ha posto a base della propria iniziativa l’idea di una sinistra fondata sulle conquiste della liberaldemocrazia e su quelle del riformismo socialista. E’ un percorso culturale e politico che, pur avendo visto proprio in Italia alcuni dei suoi più importanti precursori, nel nostro Paese si è infranto sugli scogli dei partiti-chiesa e della logica dei blocchi; ma che non è stato perseguito neanche da quelle forze che ne sarebbero potuto e dovuto essere i protagonisti: ognuna di queste chiusa in se stessa, attratta dal proprio sole di riferimento, ed incapace di seguire quelle strade comuni che avrebbero potuto portare all’ammodernamento del Paese e della sua politica. Per contro, il mito nefasto dell’incontro delle due chiese, di cui il PD è stato l’ultima manifestazione, ha portato ad un conformismo consociativo che ha snaturato i concetti di libertà e di sinistra, e che non ha avuto nulla da opporre al berlusconismo avanzante.
Il terzo:
Fra meno di un mese si vota per il Parlamento Europeo; e, dopo altri quindici giorni, si vota per un Referendum sulla legge elettorale, che imbroglia gli italiani, facendo loro credere che si tratta di abrogare la legge-porcata, quando invece, in caso di successo del SI, questa verrebbe peggiorata attribuendo la maggioranza assoluta al maggior partito, e non alla maggior coalizione. In pratica, Berlusconi potrà governar da solo, senza bisogno di alleati. E, probabilmente, l’unica arma per difendere la democrazia resta quella del non recarsi a votare, facendo mancare il quorum. Ma su quest’ultimo tema, interverremo in seguito.
Le elezioni europee, che Berlusconi vede come un plebiscito sulla sua persona, sono da noi viste come l’occasione per iniziare a riempire il vuoto politico creatosi un anno fa, con la scomparsa di tutte le forze che si collocavano alla sinistra del PD. Non si tratta oggi di ribaltare la maggioranza, ma di affermare la necessità e l’utilità di un’opposizione che, concordemente, PdL, Lega, UdC, PD, IdV, hanno cercato di impedire che avesse a risorgere.
L’iniziativa di Sinistra e Libertà si presenta in termini coerenti con questa utilità e con questa necessità, ed in termini coerenti con la necessità di difendere la democrazia italiana dagli attacchi cui è sottoposta e dalla troppo debole difesa, quando pure questa vi sia, che ne viene fatta da un partito che si chiama Democratico.
Nel panorama attuale per le elezioni europee, vi sono cinque partiti presenti nel Parlamento Nazionale con parlamentari eletti in modo autonomo. Di questi, l’unico che abbia svolto una funzione di opposizione è il partito di Di Pietro. E’ giusto dargliene atto. Ma, per chi parta da premesse liberali, non è immaginabile affidare alla demagogia di un partito simil-mastelliano le prospettive di quell’opposizione che oggi non c’è.
La demagogia non necessariamente è solo quella di chi governa. E la soluzione dei problemi del Paese non può passare solo attraverso lo sbandieramento della questione morale ed attraverso i Savonarola di turno: il garantismo è parte essenziale di ogni approccio liberale; e speriamo che la sinistra si ricordi della sua antica tradizione garantista, dimenticata negli ultimi anni: le battaglie contro la carcerazione preventiva, per i diritti dell’imputato, furono patrimonio di tutti i progressisti italiani. Ed uno dei peggiori frutti del berlusconismo è stato quello di farle dimenticare, di fronte alle leggi ad personam ed ai continui tentativi del premier di assicurare l’impunità per sé, e della maggioranza di impedire l’accertamento di verità scomode o pericolose.
Poco importa che il partito di Di Pietro tuoni contro il capo del governo. Ma sulle questioni oggi cruciali in Italia, quelle di una crisi del Paese che dura da tempo, e che è stata aggravata, ma non generata, dalla crisi mondiale, francamente non si riesce a capire quali siano le posizioni di quel partito. E, da liberali e razionali, diffidiamo profondamente di un partito-persona, che non è di destra né di sinistra, quando invece il Paese ha bisogno di una sinistra moderna, intelligente, aperta.
Spicca poi l’assenza dalle liste del PD di ogni espressione politica riconoscibile come liberale; e spiccano gli errori di coloro che, rivendicando un’autonomia liberale o laica in genere, hanno però bussato a mille porte confondendo tra destra, centro e sinistra, senza riuscire ad aprirne una.
Un moderno liberalismo richiederebbe ben altro. E non sarà cosa inutile, dopo le elezioni, avviare qualche riflessione al riguardo.
Noi abbiamo cercato di assicurare una “presenza liberale” all’interno della sinistra, consci che il luogo dei liberali “di sinistra” sia con chi si oppone con più determinazione e coerenza culturale al degrado del Paese, e che nella Sinistra innovativa ed aperta cui pensiamo trovino presenza più che legittima e coerente le idee ed i metodi che “Spazio Lib-Lab” ha proposto.
In quanto alla pattuglia radicale, con la quale condividiamo ed abbiamo condiviso quasi tutto sul piano dei diritti, delle libertà civili, della difesa della laicità dello Stato, non riusciamo a comprendere come possa condursi una battaglia “storica” contro la partitocrazia, dopo aver militato per anni nelle file del centro-destra, e poi essersi acconciati al più comodo utilizzo del Porcellum, chiedendo a Veltroni la nomina dell’attuale loro rappresentanza parlamentare. E non riusciamo a comprendere la posizione radicale sul piano del funzionamento della democrazia, che tende ad immaginare una democrazia “americana” in un Paese nel quale quelle virtù civili che sono il fondamento di quella democrazia, e che hanno consentito l’elezione di Barack Obama, non trovano alcuna pratica.
Ed ancora, non riusciamo a condividere la quasi ideologica affermazione del liberismo. Il mercato, per noi, non è dogma divino, né opera del diavolo, come pensano altri, ma uno strumento da utilizzare e, se necessario, da correggere per produrre la massima apertura della società e dell’economia.
La constatazione delle storture che hanno condotto ad una crisi economica che non lascerà, dopo il suo superamento, nulla come era prima, deve condurre a non poter considerare il mercato come un meccanismo in grado di autoregolarsi indefinitamente, pena la sua distruzione. L’apertura della Società e dell’economia richiedono quindi non solo la presenza di meccanismi giuridici e di regole, ma anche la verifica ed il controllo sulla capacità di operare delle regole, e l’attività di indirizzo da parte di uno Stato che, a sua volta, deve rispondere ai cittadini secondo le regole del gioco democratico. La democrazia è una condizione per la sussistenza di un mercato e di una società aperti.
La società italiana, che è la più immobile e la più iniqua dell’Occidente, ha accentuato queste caratteristiche nel corso degli ultimi anni. Occorre creare le condizioni perché possano riaffermarsi mobilità ed equità: e queste sono, congiuntamente, compiti del mercato e dello Stato, ed altrettanto congiuntamente, gli obbiettivi di una concezione fondata su un moderno pensiero liberale e su un moderno pensiero socialista. Come ha osservato Zagrebelski, non c’è democrazia senza eguaglianza.
Partendo da ciò, può avviarsi un ragionamento comune tra forze che hanno avuto storie ed esperienze diverse; ma che sono accomunate non solo dalla comune percezione del pericolo che termini quali diritti, democrazia, laicità, spariscano dal nostro vocabolario politico, ma anche dalla constatazione che questa crisi non sarà superabile senza una maggior coesione sociale, e senza una società più giusta, mobile ed aperta.
E, appunto, libera.
Esattamente il contrario degli indirizzi che l’attuale governo sta perseguendo; e questa è una concezione che, nel suo collegare in una visione complessiva le battaglie per la democrazia, per i diritti e la laicità, per una società più aperta e giusta, non è riscontrabile in alcuna delle altre forze politiche presenti in questa competizione elettorale.
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Queste sono alcune delle ragioni che ci hanno indotti ad aderire a Sinistra e Libertà. Non abbiamo temuto il rischio che la sproporzione dei rapporti di forza venisse a cancellare la nostra voce; riteniamo che, nella vita politica, vi siano dei momenti cruciali nei quali una scelta vada fatta comunque, prescindendo dai timori e dalle opportunità immediate, e guardando alle prospettive future, per il semplicissimo motivo, che le abitudini di questo Paese fanno spesso dimenticare, che la coerenza logica, culturale e politica lo impongono.
Un moderno liberalismo non può, in nome di antiche tradizioni ed incomprensioni, autoescludersi dalla costruzione di una Sinistra che ponga la Libertà a propria premessa.
In Sinistra e Libertà, abbiamo visto e trovato nel Partito Socialista, diversi esponenti del quale sono tra i promotori di “Spazio Lib-Lab”, un interlocutore attento ed onestamente interessato ai nostri ragionamenti, che non ha esitato a sostenere la nostra presenza in questa campagna elettorale. Le quattro manifestazioni nazionali di “Sinistra e Libertà” (Milano, sull’economia; Firenze, sui diritti; Napoli, sulla scuola e la formazione; Bari, sull’ambiente) hanno, tutte, visto la nostra partecipazione attiva ed ufficiale. I relativi interventi sono anch’essi consultabili sul nostro sito.
Consci che i rapporti politici vanno costruiti sulle iniziative e sulle scelte politiche, oltre che sulle affermazioni di principio, e che proprio questo sia stato realizzato, siamo anche convinti che la prospettiva di una reciproca attenzione e collaborazione con il Partito Socialista, oggi avviata, possa e debba proseguire oltre le elezioni europee.
Di conseguenza, noi invitiamo a sostenere, in tutte le circoscrizioni, ed in tutti i modi possibili, le liste di “Sinistra e Libertà”, a partecipare alle iniziative ed agli appuntamenti preelettorali, a far sentire la Vostra voce in una campagna elettorale che si annuncia difficile.
E vi segnaliamo, al contempo, oltre alla candidatura del nostro amico Francesco Velo nel NordOvest, i seguenti candidati, che si sono caratterizzati per aver sostenuto la nostra presenza, o per la condivisione di comuni battaglie.
Circoscrizione Nord-Ovest (Piemonte, Val D’Aosta, Lombardia, Liguria):
n° 19- Francesco Velo – docente Università di Pavia (Spazio Lib-Lab)
n° 2- Pia Locatelli – Presidente del Consiglio Nazionale del Partito Socialista, deputato europeo uscente.
Circoscrizione Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna):
n° 8- Alessandro Zan – autore del Registro Unioni di fatto del Comune di Padova.
Circoscrizione Centro (Toscana, Marche, Lazio, Umbria).
n° 8- Alessandro Battilocchio – deputato europeo uscente.
Circoscrizione Sud (Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria).
n° 2- Marco Di Lello – Coordinatore Segreteria Partito Socialista.
n° 7- Imma Battaglia – Presidente “gay project”.
Circoscrizione Isole (Sicilia, Sardegna).
Vi invitiamo a sostenere e votare la lista.
Gim Cassano, 10 Maggio 2009
Invitiamo chi condivida questi ragionamenti a diffonderli presso amici e conoscenti.

